La modifica apportata da eBay al proprio sistema di attribuzione dei feedback ha innescato una rivolta tra i vendors iscritti al sito, che hanno deciso di attuare uno sciopero di una settimana.
Da poco infatti eBay ha attribuito ai soli acquirenti il diritto di emettere giudizi sui venditori, bollando come inaffidabili quelli che in qualche modo hanno condotto in modo scorretto o non del tutto inappuntabile il perfezionamento dell’acquisto o hanno divulgato informazioni di presentazione del prodotto non corrispondenti alle caratteristiche effettive della merce in vendita.
I venditori invece non sono più abilitati a esprimere opinioni sui clienti e possono solamente limitarsi a segnalare al personale eBay i comportamenti degli utenti disonesti, rinunciando alla possibilità di intervenire in prima persona anche con l’esternazione di giudizio chiaro.
Dal 18 al 25 febbraio tutti i più operosi venditori della casa d’aste on line hanno decretato perciò uno sciopero, astenendosi da ogni attività commerciale.
Ad accendere la miccia della rivolta ha contribuito la dichiarazione del CEO di eBay, John Donahoe, che ha marchiato come “solo rumore” le lamentele dei venditori, dando bene ad intendere che al momento le politiche dell’azienda non sono in nessun caso volte a tutelarne gli interessi e le esigenze.
Benché non si abbiano dati precisi sulla percentuale di utenti che hanno aderito allo sciopero, rimane che questo è il primo esempio di contrapposizione forte e radicale tra il management del portale e gli utenti che rappresentano la linfa su cui si basa l’economia di una delle più lucrative aziende della new economy.
Da poco infatti eBay ha attribuito ai soli acquirenti il diritto di emettere giudizi sui venditori, bollando come inaffidabili quelli che in qualche modo hanno condotto in modo scorretto o non del tutto inappuntabile il perfezionamento dell’acquisto o hanno divulgato informazioni di presentazione del prodotto non corrispondenti alle caratteristiche effettive della merce in vendita.
I venditori invece non sono più abilitati a esprimere opinioni sui clienti e possono solamente limitarsi a segnalare al personale eBay i comportamenti degli utenti disonesti, rinunciando alla possibilità di intervenire in prima persona anche con l’esternazione di giudizio chiaro.
Dal 18 al 25 febbraio tutti i più operosi venditori della casa d’aste on line hanno decretato perciò uno sciopero, astenendosi da ogni attività commerciale.
Ad accendere la miccia della rivolta ha contribuito la dichiarazione del CEO di eBay, John Donahoe, che ha marchiato come “solo rumore” le lamentele dei venditori, dando bene ad intendere che al momento le politiche dell’azienda non sono in nessun caso volte a tutelarne gli interessi e le esigenze.
Benché non si abbiano dati precisi sulla percentuale di utenti che hanno aderito allo sciopero, rimane che questo è il primo esempio di contrapposizione forte e radicale tra il management del portale e gli utenti che rappresentano la linfa su cui si basa l’economia di una delle più lucrative aziende della new economy.


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